Antonio Winspeare, duca di Salve

di Giovanni Greco

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Antonio Winspeare, all’anagrafe “Antonio Davide” noto come il duca di Salve per distinguerlo dal cugino omonimo (Napoli, 20 ottobre 1822 – Depressa, dicembre 1918), è stato un politico italiano. Appartenente alla famiglia anglo-napoletana dei Winspeare, nel 1848 partecipò all’insurrezione antiborbonica; ottenne da Garibaldi la direzione della Zecca. Fu prefetto di Lecce per un breve periodo e sindaco di Napoli per un solo anno (1876). Sposò nel 1869 Emma Gallone (1822 – 1883), duchessa di Salve, da cui il titolo e i beni in Terra d’Otranto e in Napoli. La coppia non ebbe discendenti. Visse al Vomero, in Villa Salve. Era imparentato con il generale borbonico Francesco Antonio Winspeare.

Dal website Nobili-Napoletani ho trovato queste altre info sul duca di Salve

Antonio Winspeare, nato a Napoli il 21 Ottobre 1822 e morto a Depressa  il  22 Dicembre 1918. Studia nel Real Collegio di Maddaloni.  Sebbene voglia intraprendere la carriera militare il capofamiglia Davide, il “Gran Barone”, decide per lui la carriera amministrativa. Funzionario borbonico al Ministero dell’Agricoltura. E’ nel comitato organizzatore al Congresso degli scienziati italiani. Negli anni 40’ diventa un fervente sostenitore dell’unificazione d’Italia. Partecipa nelle barricate ai moti antiborbonici del ’48. In quell’occasione viene coinvolto in una sparatoria a Palazzo Lieto dove muore il comandante svizzero. Evita il processo e lo scandalo grazie all’intervento dell’influente famiglia ma caduto in disgrazia presso i Borboni perde il posto al Ministero. Dal 1848 al 1860 vive sotto la protezione del resto della numerosa famiglia, in particolare della zia Elisabetta. La maggior parte dei Winspeare sono fedeli e leali servitori di Casa Borbone, ma non per questo voltano le spalle al nipote “rivoluzionario”. Il “right or wrong, it’s my country” per  i Winspeare del XIX secolo potrebbe diventare “right or wrong, it’s my family”. Finalmente arriva il 1860 quando il liberale Antonio viene reintegrato al Ministero dell’Interno come capo dipartimento ancora prima dell’entrata di Garibaldi a Napoli. Il suo orientamento politico è quello della destra storica monarchica. E’ nemico della massoneria e acerrimo avversario della camorra.  Nel 1862 diventa Direttore della Zecca di Napoli, nel 65 di quella di Milano. Nel 1867 grazie ai buoni uffici dell’amico di famiglia Giuseppe Pisanelli – “il solo napoletano che gode di un certo rispetto e di una certa influenza presso i piemontesi nella nuova capitale Firenze” diventa Commissario con pieni poteri dell’Albergo dei Poveri, un’istituzione elefantiaca in pessime condizioni che il nostro Antonio rende efficiente, decorosa e ben amministrata. Nel 1868 diventa Prefetto di Lecce. Nel 1869 sposa Emanuela Gallone Duchessa di Salve figlia del Principe di Tricase erede di grandi proprietà nel Capo di Leuca. Da quel momento si farà chiamare Duca di Salve per maritali nomine. In Terra d’Otranto si prodiga per la costruzione della ferrovia e l’ampliamento del porto di Brindisi. Nel 1870 riceve la cittadinanza onoraria della città di Lecce e nello stesso anno viene nominato Prefetto di Massa. Nel 1875 diventa Sindaco di Napoli. Dopo la morte dell’amata Emanuela si ritira dalla vita pubblica dedicandosi all’attività di proprietario terriero come grande innovatore. Costruisce il primo stabilimento per l’imbottigliamento del vino del Salento. Chiama dalla Francia l’enologo Simone Murat per migliorare la qualità del suo vino Castel di Salve che vince premi nelle varie Esposizioni Universali di fine secolo ed esportato dalla Francia agli Stati Uniti. Amplia le proprietà ereditate dalla moglie comprando estensioni di terreni a Depressa e Salve. La sua proprietà arriverà a comprendere quasi 800 ettari fra Depressa, Tricase, Salve e Supersano, un palazzo a Tricase, il castello a Depressa, la Villa con otto ettari di parco a Napoli al Vomero Vecchio, più 4 masserie e tre chilometri di terreno lungo la costa di Torre Pali. Nel 1897 decide di sostenere Alfredo Codacci Pisanelli – figlio del suo amico e maestro Giuseppe Pisanelli – che grazie al suo aiuto diventa deputato al parlamento nazionale. Nel 1902 è socio- per iniziativa del “figlioccio politico” Codacci Pisanelli –  del Consorzio Agrario per la lavorazione dei Tabacchi e si prodiga per la costruzione a Tricase della prima manifattura tabacchi nel Salento.  Il suo grande amico negli anni salentini sarà il Barone Filippo Bacile, architetto e letterato, ma soprattutto artefice della ristrutturazione del castello, della costruzione  del palazzetto dell’amministrazione e dello stabilimento vinicolo a Depressa. Custodisce l’archivio di famiglia Winspeare e ne cura la memoria, coltivando il culto della famiglia. Ne è prova il fatto che, sebbene monarchico filo sabaudo, aiuti economicamente i numerosi Winspeare borbonici in esilio o caduti in disgrazia alla caduta del Regno delle Due Sicilie. Fin da giovane è cavaliere  dell’Ordine di Malta, in tarda età diventerà Commendatore dello stesso ordine sovrano.  Non avendo figli adotta Edoardo Carlo Winspeare, figlio di suo cugino Antonio Winspeare, Prefetto di Milano.

Interessante la Monografia “Pensieri sulla emigrazione de’ contadini italiani in America / del Comm. Antonio Winspeare duca di Salve prefetto” (Napoli : tip. del Progresso, 1874 – Codice identificativo : IT\ICCU\NAP\0485305), che manifesta la sua adesione alle idee dell’amico Giuseppe Pisanelli. (Pisanelli, nativo di Tricase fu ministro della giustizia sotto i Savoia e, fra il 1862 e il 1865, unificò le leggi piemontesi a quelle del meridione).

Il Duca di Salve fu anche autore del testo “Ragionamento sui Monti frumentarii nelle provincie meridionali” edito presso stabilimento tip. di Francesco Giannini, 1875

A Napoli a palazzo San Giacomo nel novembre del 1875 il neoeletto sindaco di Napoli Antonio Whinspeare, duca di Salve, fece la prima legge sul divieto di fumo sui posti di lavoro esteso poi a tutti i luoghi chiusi.

Giardino di Palazzo Winspeare

Il giardino – con un’estensione di poco superiore a un ettaro – deve il suo ridisegno ad Antonio Winspeare, duca di Salve, il quale attorno al 1885 lo trasformò in “luogo di delizie”, mantenendo l’antico agrumeto con il suo schema quadripartito.  Nel 1892 è completata la piantumazione di 300 alberi ad opera del duca di Salve. Leggiamo in un documento dell’epoca:
Innanzi al Castello havvi una piazzetta guarnita di tre lunghi sedili, una tavola di pietra leccese e vari altri tavolini e poggiuoli della medesima pietra. Segue un giardino di delizie che è ormai popolato di alberi che con la loro ombra e frescura ne rendono il soggiorno delizioso. Fatta oggi la numerazione degli alberi si descrivono come segue: alberi di pepe selvaggio n. 28; nespole del Giappone 12; ulivi 46; peri 35; fichi 40; mandorli grandi 6; mandorli piccoli 26; noci 3; ciliegie 18; gelso moro 1; granati 1; meli 10; cotogni 3; peschi, castagno, susine”.
Tra le peculiarità botaniche spicca il bel boschetto di bambù (Phyllostachys sulfurea f. viridis), di gusto prettamente novecentesco.


Ricerche a cura del dott Giovanni Greco
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