5 maggio Festa di Santa Irene a Lecce – la prima patrona della città, fece tornare in vita il padre III sec dc

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ricerche a cura del dott Giovanni Greco

Sant’Irene la prima patrona della città di Lecce, fece tornare in vita il padre III sec dc

Sant’Irene, martire – Foto di Foto-Rabe da Pixabay

Etimologia: Irene = pace, pacifica, dal greco 

Emblema: Palma

(Fonte santiebeati.it – Autore: Antonio Borrelli)
Sant’Irene da Lecce: storia della Vergine e Martire
Sant’Irene da Lecce è stata una giovanissima cristiana, martire per la fede, venerata da tutte le Chiese cristiane.

5 maggio Festa di Santa Irene a Lecce, antica protettrice della città, poi sostituita con sant’Oronzo nel 1657 ca.

La prima patrona della città di Lecce fu Santa Irene, ma solo in epoca moderna la città passò sotto la protezione di sant’Oronzo. “Nel 1466 Irene divenne protettrice della città; il cronista coevo Antonello Coniger sostiene che sia nativa di Lecce e persino seppellita sul posto (Cfr : Spedicato, il mare che unisce cit (nota 37), p. 245 e F. TARANTINI, Il culto di Sant’Irene a Lecce, “Studi Salentini”, LXIII-LXIV (1986-1987), pp. 144-54, a p. 149)”.
Difatti nella metà del 1400 a Lecce alle paure dei Turchi si erano aggiunte le epidemie, in particolare la peste. Per il “miracolo” della cessazione del morbo furono fatte edificare prima le chiese di S. Maria della Luce e di S. Maria della Salvazione, poi quella di S. Irene “sotto li notari” (1481).

La storia

La vita di questa santa, venerata a Lecce, è circondata dalla leggenda; mancano studi approfonditi sulla sua esistenza ma nel Menologio di Basilio II Bulgaroctono, del X secolo, risulta che Irene, che a Lecce è chiamata Erina, era figlia di un signorotto di nome Licinius, che geloso della bellezza della figlioletta, all’età di sei anni la rinchiuse sulla cima di una torre, sorvegliata da tredici servi.

Sant’Irene protettrice di Lecce, frontespizio del Breviarium Liciense (1507 o 1527)

Al tempo di san Costantino il Grande, il re Licinio della provincia di Magedone (Persia) aveva una bellissima figlia chiamata Penelope.  Per proteggerla da tutte le corruzioni del mondo esterno, all’età di sei anni la rinchiuse in una torre alta e inaccessibile nella quale aveva ogni genere di comodità. Era servita a tavola da tredici inservienti ed era istruita da un saggio anziano di nome Apelliano. Un giorno, la bambina vide entrare nella torre una colomba che portava nel suo becco un ramoscello d’ulivo che posò su un tavolo d’oro. Poi venne un’aquila che aveva nei suoi artigli una corona di fiori che posò nello stesso posto. Infine, arrivò un corvo che portava un serpente e lo pose sempre lì. Quando Penelope chiese al suo maestro il significato di queste cose, egli spiegò che essa doveva ricevere il Battesimo, simboleggiato dal ramoscello d’ulivo, e che, dopo aver affrontato prove e tribolazioni, avrebbe indossato la corona regale del martirio.

Subito dopo questa visione, un angelo venne a educarla nella Fede Cristiana e le diede il nome di Irene (Pace). Ma dopo essere stata battezzata, Irene buttò gli idoli del padre. Il padre preso dall’ira la fece legare su un cavallo imbizzarrito o a dei cani per farla morire, ma miracolosamente Irene si salvò, mentre il padre morì a causa delle conseguenze di un morso ricevuto alla mano, dallo stesso cavallo o cane.
La giovane cristiana ottenne con le preghiere, la resurrezione del padre, il quale unitamente alla famiglia ed a circa tremila pagani, si convertì al cristianesimo. Il governatore Ampelio tentò di farla apostatare e al suo rifiuto, inferocito, la fece torturare e decapitare. (In questa ‘Vita’ non vi è alcuna indicazione di luogo né di data).

Sedecia, il suo successore al trono, cercò di riportare la principessa all’idolatria e, di fronte al suo rifiuto ostinato, la gettò in una fossa piena di serpenti velenosi. Con la potenza di Dio, Irene si salvò da questa prova così come dalle altre che le furono inflitte, e convertì molti pagani alla vera Fede.

Quando Sedecia fu detronizzato dai suoi nemici, suo figlio Savoro andò in guerra per vendicarlo. Irene andò nella città natale di Magedone per incontrare Savoro e il suo esercito, e chiedergli di mettere fine alle persecuzioni. Il re si rifiutò, così, insieme al suo esercito fu colpito dalla cecità, ma per le preghiere della santa riottennero tutti la vista. Ciò nonostante, Savoro si rifiutò di riconoscere il potere di Dio ed espose la santa ad altre torture; per questa sua insolenza fu colpito e ucciso da un fulmine.

Liberata, così, dal re, Irene attraversò tutta la città proclamando la Novella di Cristo alla maggioranza degli abitanti. Si recò, poi, nella città di Calliniko, dove, avendo trionfato sulle torture che le furono inflitte, condusse alla Fede tutti gli abitanti incluso il prefetto incaricato dal re di torturarla. La fama della santa raggiunse il re Sapore II di Persia che la convocò e la decapitò. Un angelo, però, la riportò in vita cosicché potesse continuare la sua missione. Andò quindi nella città di Mesembria, recando in mano un ramoscello d’ulivo come simbolo di vittoria della Fede sopra tutti i poteri della morte. Dopo aver battezzato il re della regione e i suoi sudditi, ritornò nella sua madrepatria e poi andò a Efeso, dove, per confermare la sua predicazione operò molti miracoli, simili a quelli degli Apostoli. Avendo completato la sua opera missionaria, sant’Irene prese con sé il suo maestro Apelliano e sei discepoli; e andando in una tomba appena costruita, ordinò loro di chiuderla dentro e di ritornare dopo quattro giorni. Due giorni più tardi, Apelliano ritornò alla tomba, tolse via la pietra e trovò la tomba vuota. Dio aveva glorificato la sua serva che lo aveva amato e aveva dedicato tutta la sua vita nel servirlo. Sebbene molti di questi miracoli possano sembrare irreali, nulla è impossibile a Dio. Sant’Irene, attraverso la sua predicazione e il suo esempio, condusse migliaia di persone a Cristo. La Chiesa continua a onorare la sua memoria e a invocare la sua celeste intercessione.

Sant’Irene fu una delle dodici sante vergini che apparvero a san Serafino Sarov nel 1831 nel giorno della festa dell’Annunciazione.

CFR : http://ortodossiapuglia.blogspot.com/2013/03/quando-santirene-era-la-patrona-di-lecce.html

 LECCE E SANT’IRENE 

Sant’Irene fu protettrice della città fino al 1656, anno in cui fu proclamato patrono della città: sant’Oronzo vescovo. Tuttavia, rimangono in città numerose testimonianze, piccole e grandi, di questa antichissima devozione, oggi, purtroppo, quasi del tutto dimenticata. Una di esse è la chiesa a Lei intitolata, nel cuore della città di Lecce, risalente ai secoli XVI-XVII. Come è visibile dalla fotografia, sulla trabeazione è scolpita la dedica in latino: IRENE VIRGINI ET MARTIRI (Alla vergine e martire Irene) e più sotto LVPIENSIVM PATRONAE (Alla patrona dei Leccesi). La nostra comunità Ortodossa di Lecce del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, (in via Ascanio Grandi 3 nei pressi di piazzetta santa Chiara) continua a venerare la Santa come protettrice di Lecce.

Altre ipotesi

Altre ‘Vite’ che sono lo svolgimento e l’abbellimento della precedente, sono condensate nei sinassari bizantini, uno di questi, narra che Irene nacque a Magedo (Persia) figlia di re e prima di essere battezzata si chiamava Penelope, segue tutta una carrellata d’inverosimili miracoli e conversioni di pagani in massa; alla fine la santa è mandata a morte dal re di Persia, Sapore (272), quando nacque l’imperatore Costantino.
Secondo un’altra tradizione Irene, figlia di Licinio, sarebbe originaria di Lecce, dove è festeggiata al 5 maggio con il nome di Erina.
Dal V secolo a Costantinopoli vi erano già due chiese a lei intitolate, più volte restaurate e ricostruite di cui una esiste tuttora.

Il nome Irene deriva dal greco Eiréne e vuol dire Pace, infatti la dea della pace, nella mitologia greca, si chiamava appunto Irene; il nome venne adottato nel latino imperiale con significato augurale e poi dai cristiani come nome apportatore di pace tra tutti i fratelli in Cristo e soprattutto della Pace celeste.

(Fonte santiebeati.it – Autore: Antonio Borrelli)

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Ricerche a cura del dott Giovanni Greco;
dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”. BelSalento è un progetto a cura del dott Giovanni Greco

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