FENICI – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento

a cura del dott Giovanni Greco

FENICI – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento

I Fenici Età del bronzo e del ferro, toccarono le coste del Salento e godettero per lungo tempo di una sorta di monopolio riguardo lo Zafferano, che usavano per confezionare torte rituali in onore alla dea Astarte, la Grande Madre, legata alla fertilità, alla fecondità ed alla guerra. Quindi, sapendo che i riti della popolazione dei Fenici erano diffusi nei luoghi della loro presenza, deduco che essi abbiano impiegato la spezia dello Zafferano anche nella Terra d’Otranto.

L’Astarte dell’Italia meridionale, definita dagli archeologi Astarte Sicula. Museo Archeologico di Brindisi “Francesco Ribezzo”

 

Infatti nel nord Salento abbiamo in Valesio la presenza della dea con le alette di conchiglia, presente anche in Sicilia, tutte databili VI o III Sec a.C. E’ verosimile anche che questa dea con le alette a forma di conchiglia sia stata intesa come “Afrodite”. Ma come vedremo nel corso del tempo, il culto della Grande Madre ha assunto vari nomi : – in area mesopotamica (V millennio A.C.) era conosciuta con il nome Inanna, Astarthe; per gli Assirio-Babilonesi era Ishtar; in area egizia Iside; – in Asia Minore area anatolica (II millennio A.C.) Cibele, Rea; – in area greca era Rhea, Gaia (o Gea), Afrodite, Demetra, Persefone, Proserpina; – in area etrusca: Mater Matuta; – in area romana: Bona Dea o Magna Mater, Venere; – in area ebraica: ‘AštōretLa dea Astarte era una divinità che affonda le radici del suo culto in quello della dea universale dispensatrice di vita e di morte ed era adorata in tutta l’area del bacino del Mediterraneo orientale. 
I Fenici erano abili commercianti e avevano una fitta rete di scambi via mare. Avevano inventato le navi triremi  e stabilivano le rotte di viaggio in base agli approdi. E Astarte è la dea che cammina sul mare; infatti presumibilmente è la personificazione divinizzata di una stella che al mattino indicava ai naviganti la via del giorno e alla sera quella della notte. Fenici e Cartaginesi si orientavano con l’Orsa Minore. E sappiamo che l’Orsa Maggiore, l’Orsa Minore e il Drago rappresentano le costellazioni visibili da Erice nell’800 a.C. nell’arco di una giornata. Queste stelle nel loro moto apparente intorno al Polo, si mantenevano costantemente al di sopra dell’orizzonte e per tale motivo potevano essere sempre identificate in qualunque stagione e in tutte le ore della notte. Benchè il Culto della Grande Madre risalga al Neolitico, se non addirittura al Paleolitico, sappiamo che la maggior parte dei culti dediti alla Grande Madre del popolo dei Fenici, venivano svolti in templi sotterranei o caverne e presso una sorgente d’acqua laddove le correnti telluriche, ovvero la manifestazione delle energie della terra, si fanno più forti. Probabilmente anche nel Salento (i Fenici) individuarono centri logistici di rilevante importanza. Questa tesi fu sostenuta nella metà dell’800 dallo studioso salentino Giacomo Arditi il quale darebbe per accreditata l’ipotesi che S. Maria di Leuca sia stata fondata dai Fenici.  E presso Santa Maria di Leuca sono stati trovati dei menhir a forma di croce e una epigrafe messapica dove compare la DEA ASTI; può trattarsi di Astarte-Tanit. Lo Zafferano quindi, è una spezia conosciuta sin dall’antichità, in quanto è una pianta legata alle pratiche matriarcali preistoriche, e che ci riporta alla dea Fenicia Astarte, divinità arcaica e ancestrale, che era fra le più venerate anche dai romani e dai popoli italici. E’ verosimile ipotizzare pertanto che col passare dei millenni e col cambio delle credenze e delle tradizioni, la spezia dello Zafferano abbia accompagnato i riti alla Magna Mater e che molto probabilmente sia stato ampiamente impiegato nel Salento sin dai più remoti riti propiziatori.

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